Come fa la chimica a “vedere” tracce invisibili? 🔬
- Arianna Lembo

- 13 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Una delle domande più affascinanti è questa: come facciamo a trovare quantità piccolissime di sostanze?
In molti casi i laboratori riescono a individuare tracce minuscole, dell’ordine di parti per miliardo o persino parti per trilione. Per dare un’idea: si trova quell’ago perso nel pagliaio 🪡
Eppure, nei laboratori di chimica analitica questo è quasi routine.
Come è possibile?
La risposta sta in una combinazione di strumenti estremamente sensibili ⚙️ e strategie intelligenti di preparazione del campione.
Strumenti sempre più sensibili 🧪
Negli ultimi decenni l’evoluzione della strumentazione analitica ha fatto passi enormi.
Tecniche come la Gas Cromatografia accoppiata alla Spettrometria di Massa e la Cromatografia Liquida accoppiata alla Spettrometria di Massa permettono di separare e identificare molecole presenti in quantità estremamente basse.
Questi strumenti funzionano in due fasi principali:
1) Separazione delle sostanze presenti in una miscela complessa
2) Identificazione e misura tramite Spettrometria di Massa
Il risultato è una sorta di impronta digitale molecolare 🧬, che permette di capire non solo se una sostanza è presente, ma anche quanto ce n’è.
Grazie a queste tecnologie oggi possiamo rilevare contaminanti, residui di pesticidi, farmaci o inquinanti anche a livelli quasi impensabili fino a qualche decennio fa.
Quando la concentrazione è troppo bassa 📉
A volte però le molecole da cercare sono così diluite che nemmeno gli strumenti più sensibili riescono a vederle direttamente.
Qui entrano in gioco le tecniche di preconcentrazione.
L’idea è semplice: prendere una grande quantità di campione da analizzare e concentrare la sostanza di interesse in un volume molto più piccolo, così da poterla individuare e quantificare.
Un dettaglio importante: dopo aver concentrato il campione bisogna sempre correggere il risultato per il fattore di concentrazione, così da risalire alla reale quantità di sostanza presente nel campione di partenza.
Gli esempi più comuni sono l'estrazione liquido-liquido e l'estrazione in fase solida.
Queste tecniche funzionano un po’ come una rete da pesca selettiva 🎣: catturano solo certe molecole e le separano dal resto della matrice.
Il risultato è che una sostanza inizialmente quasi invisibile diventa abbastanza concentrata da poter essere misurata con precisione.
Estrazione liquido-liquido: il principio della “preferenza” 🧫
Il principio è semplice: alcune molecole preferiscono sciogliersi in un solvente piuttosto che in un altro.
Se prendiamo una soluzione acquosa e aggiungiamo un solvente organico non miscibile con l’acqua, molte sostanze si distribuiscono nel solvente più favorevole (sulla base del coefficiente di ripartizione), questo solvente viene quindi separato e analizzato, mentre l’altro viene eliminato.
Se del solvente favorevole se ne mette una piccola quantità di volume, il gioco è fatto: si è appena fatta una concentrazione dell’analita.
Estrazione in fase solida: una “spugna selettiva” 🧽
Qui il principio cambia: invece di usare due liquidi, si utilizza un materiale solido capace di trattenere selettivamente alcune molecole.
Il campione viene fatto passare attraverso una cartuccia contenente un adsorbente, che funziona un po’ come una spugna chimica:
Le molecole di interesse restano intrappolate;
Le altre passano senza essere trattenute
Successivamente si utilizza un solvente adatto per rilasciare le molecole catturate, ottenendo una soluzione molto più concentrata.
Il vero lavoro sta nella preparazione del campione ⚗️
Chi non lavora in laboratorio immagina che l’analisi chimica sia tutta nello strumento.
In realtà spesso la parte più critica è prima dell’analisi.
La preparazione del campione può includere filtrazioni, estrazioni, purificazioni e concentrazioni selettive.
Ogni matrice (acqua 💧, alimenti 🍎, suolo 🌱, cosmetici 💄, materiali industriali 🏭) ha le sue difficoltà specifiche.
Ed è proprio qui che entra in gioco l’esperienza del chimico analitico: scegliere la strategia giusta per far emergere molecole che altrimenti resterebbero invisibili.
Le tecniche pre-analitiche servono anche ad eliminare interferenze della matrice.
Ed è proprio questa combinazione tra chimica di separazione e strumentazione avanzata che permette oggi ai chimici di individuare sostanze presenti in quantità incredibilmente piccole.
Vedere l’invisibile 👀
La chimica analitica moderna è, in fondo, una disciplina che permette di vedere l’invisibile.
Attraverso strumenti sofisticati e tecniche di preparazione sempre più raffinate, oggi possiamo individuare tracce minuscole di sostanze e capire cosa è davvero presente in un campione.
È grazie a questo lavoro che possiamo controllare:
la sicurezza degli alimenti 🥗
la qualità dell’acqua 💧
la presenza di contaminanti ambientali 🌍
la composizione di molti prodotti industriali 🏭
E spesso tutto parte da una domanda molto semplice:
C’è qualcosa qui… anche se non si vede? 🔬




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