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Quanto possiamo fidarci di un risultato analitico?

Nel contesto legale, i risultati analitici vengono spesso trattati come verità assolute: un numero, una concentrazione, un valore sopra o sotto un limite. Peccato che la chimica non funzioni così. E che un dato, da solo, non racconti mai tutta la storia.

Il problema non è il risultato analitico in sé, ma l’illusione che quel risultato sia sufficiente. In tribunale si cercano certezze, mentre in laboratorio i valori hanno margini, detti incertezze.

Due linguaggi diversi che, se non tradotti correttamente, rischiano di creare una pericolosa confusione.


Incertezza: il piccolo dettaglio che cambia tutto

Ogni misura porta con sé un’incertezza. Attenzione però: in chimica “incertezza” non significa che l’analisi sia stata fatta male, o che il dato sia da buttare.

È semplicemente la variabilità introdotta da diversi fattori, come la sensibilità dello strumento, la riproducibilità del metodo, la qualità del campionamento e le condizioni operative. Tutto questo definisce quanto il dato possa oscillare attorno al valore vero.

In altre parole: l’incertezza mostra quanto il risultato può discostarsi dal valore reale.


Affidabilità: quando possiamo davvero fidarci

Incertezza non significa mancanza di affidabilità.

L’affidabilità risponde a un’altra domanda: possiamo contare su quel risultato per prendere decisioni legali? Dipende dalla correttezza del metodo, dalla coerenza del campione, dalla robustezza del procedimento analitico e dal contesto in cui il dato viene utilizzato.

Un numero può essere preciso quanto si vuole, ma può risultare poco affidabile se il metodo non è adatto al caso specifico.


Il ruolo del consulente chimico

La consulenza chimica tecnico-forense non si limita a leggere un numero: il suo vero compito è interpretarlo.

Ogni dato porta con sé incertezze, margini e variabilità, e solo chi conosce a fondo i metodi analitici può capire fino a che punto un risultato può essere considerato affidabile.

Il consulente chimico è un po’ come un interprete: traduce il linguaggio criptico dei laboratori in qualcosa che anche avvocati, giudici e periti possono capire. E, tra una misura e l’altra, aiuta a evitare che un numero innocuo diventi protagonista di equivoci… o di decisioni poco solide.


In tribunale, un numero non può essere solo un numero. Sapere fino a che punto un risultato è affidabile può fare la differenza tra convincere e lasciare tutti con più dubbi che certezze.


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