Test di screening: il posto di blocco della chimica analitica👮♂️
- Arianna Lembo

- 16 minutes ago
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Quando sentiamo parlare di test di screening immaginiamo qualcosa di rapido, un po’ sbrigativo, magari persino impreciso. E in parte è vero. Ma non nel senso negativo del termine.
Nel mondo delle analisi chimiche, lo screening è come il posto di blocco sulla statale: non serve a scrivere la multa definitiva, ma a capire chi vale la pena fermare per approfondire e chi può proseguire tranquillo.
Screening: veloce, pratico, indispensabile ⚡
Un test di screening è progettato per rispondere a una domanda molto semplice:c’è un segnale che merita di essere approfondito? 🔍
Non ci interessa (ancora) sapere quanto, esattamente cosa o con che formula chimica.
Per questo motivo i test di screening sono rapidi, relativamente economici, facili da eseguire e pensati per analizzare molti campioni in poco tempo.
Sono i primi ad entrare in gioco quando il numero di campioni è elevato e il tempo non è un lusso che possiamo permetterci.
E quando il campanello suona 🔔, entra in scena il livello successivo: le analisi di conferma.
Ma allora sono “approssimativi”?
Uno screening non è un’analisi di conferma, e non pretende di esserlo. È ottimizzato per non farsi scappare nulla, anche a costo di segnalare qualche falso positivo. ⚠️
Tradotto: meglio fermare una macchina in più al posto di blocco, piuttosto che lasciar passare quella che non dovrebbe.
Dal punto di vista analitico, questo significa che è molto sensibile, quindi legge anche piccole concentrazioni di sostanze, ma può essere meno selettivo, ovvero può “confondere” sostanze diverse tra loro, purché abbiano caratteristiche simili.
E no, non è un difetto. È una scelta progettuale.
Un esempio che conosciamo tutti: il Covid 🦠
Un esempio chiarissimo arriva dall’ambito medico, con i test di screening per il Covid.
Quanti di noi avevano paura di risultare falsi positivi al tampone rapido?
I tamponi rapidi in caso di epidemia sono pensati per essere veloci e facilmente accessibili, con l’obiettivo di intercettare il maggior numero possibile di casi sospetti, anche a costo di far risultare positivo qualcuno che in realtà non aveva nulla.
Infatti, si basa su un principio molto semplice: meglio isolare per qualche giorno una persona sana, piuttosto che lasciare girare indisturbata una persona infetta.
Il risultato positivo non è una diagnosi definitiva, ma un segnale:“attenzione, approfondiamo”. Chi risultava positivo veniva infatti sottoposto a un test più specifico, il molecolare, esattamente come accade in laboratorio quando uno screening indica la possibile presenza di una sostanza e si passa a un’analisi di conferma.
Perché lo screening è fondamentale ✅
Senza i test di screening, l’analisi chimica moderna sarebbe più lenta, più costosa e molto meno efficiente.
Analizzare tutto direttamente con tecniche di conferma sarebbe come fare l’alcol test di laboratorio a ogni automobilista che passa: teoricamente possibile, ma nella pratica decisamente poco sostenibile.
Lo screening serve a gestire la complessità, a filtrare, a dare priorità. Ed è per questo che è uno strumento chiave in diversi ambiti, come l’alimentare, l’ambientale, forense e tossicologico.
Non dà sentenze, ma indicazioni. Non conclude, ma indirizza.




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