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Test di screening: il posto di blocco della chimica analitica👮‍♂️

Quando sentiamo parlare di test di screening immaginiamo qualcosa di rapido, un po’ sbrigativo, magari persino impreciso. E in parte è vero. Ma non nel senso negativo del termine.

Nel mondo delle analisi chimiche, lo screening è come il posto di blocco sulla statale: non serve a scrivere la multa definitiva, ma a capire chi vale la pena fermare per approfondire e chi può proseguire tranquillo.

 

Screening: veloce, pratico, indispensabile ⚡

Un test di screening è progettato per rispondere a una domanda molto semplice:c’è un segnale che merita di essere approfondito?  🔍

Non ci interessa (ancora) sapere quanto, esattamente cosa o con che formula chimica.

Per questo motivo i test di screening sono rapidi, relativamente economici, facili da eseguire e pensati per analizzare molti campioni in poco tempo.

Sono i primi ad entrare in gioco quando il numero di campioni è elevato e il tempo non è un lusso che possiamo permetterci.

E quando il campanello suona  🔔, entra in scena il livello successivo: le analisi di conferma.

 

Ma allora sono “approssimativi”?

Uno screening non è un’analisi di conferma, e non pretende di esserlo. È ottimizzato per non farsi scappare nulla, anche a costo di segnalare qualche falso positivo. ⚠️

Tradotto: meglio fermare una macchina in più al posto di blocco, piuttosto che lasciar passare quella che non dovrebbe.

Dal punto di vista analitico, questo significa che è molto sensibile, quindi legge anche piccole concentrazioni di sostanze, ma può essere meno selettivo, ovvero può “confondere” sostanze diverse tra loro, purché abbiano caratteristiche simili.

E no, non è un difetto. È una scelta progettuale.

 

Un esempio che conosciamo tutti: il Covid  🦠

Un esempio chiarissimo arriva dall’ambito medico, con i test di screening per il Covid.

Quanti di noi avevano paura di risultare falsi positivi al tampone rapido?

I tamponi rapidi in caso di epidemia sono pensati per essere veloci e facilmente accessibili, con l’obiettivo di intercettare il maggior numero possibile di casi sospetti, anche a costo di far risultare positivo qualcuno che in realtà non aveva nulla.

Infatti, si basa su un principio molto semplice: meglio isolare per qualche giorno una persona sana, piuttosto che lasciare girare indisturbata una persona infetta.

Il risultato positivo non è una diagnosi definitiva, ma un segnale:“attenzione, approfondiamo”. Chi risultava positivo veniva infatti sottoposto a un test più specifico, il molecolare, esattamente come accade in laboratorio quando uno screening indica la possibile presenza di una sostanza e si passa a un’analisi di conferma.

 

Perché lo screening è fondamentale ✅

Senza i test di screening, l’analisi chimica moderna sarebbe più lenta, più costosa e molto meno efficiente.

Analizzare tutto direttamente con tecniche di conferma sarebbe come fare l’alcol test di laboratorio a ogni automobilista che passa: teoricamente possibile, ma nella pratica decisamente poco sostenibile.

Lo screening serve a gestire la complessità, a filtrare, a dare priorità. Ed è per questo che è uno strumento chiave in diversi ambiti, come l’alimentare, l’ambientale, forense e tossicologico.

Non dà sentenze, ma indicazioni. Non conclude, ma indirizza.

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